Anni ‘80: L’ Audiovisivo 


Focus 1 – Il CRT: un laboratorio collettivo

Il Centro Radio Televisivo dell’Università della Calabria (CRT) nasce con finalità didattiche e di ricerca, ma negli anni Ottanta si trasforma in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione audiovisiva, crocevia di linguaggi e discipline. Qui il video non è più solo strumento di documentazione, ma diventa terreno di invenzione, contaminazione e dialogo tra arte, scienza e società.

L’esiguità dei mezzi tecnici – avanzati per l’epoca, ma limitati rispetto agli standard odierni – non frena ma stimola la creatività: telecamere usate come cineprese, giradischi trasformati in strumenti di animazione, montaggi manuali realizzati con tagli e bruciature artigianali, tutto diventa occasione di ricerca.

Da questo spirito nascono opere come Il fragore del silenzio (1984) di Alfredo Pirri, ispirata al brano Muoyce n. 5 di John Cage, in cui lo stesso Cage legge l’Ulisse di Joyce in una stanza d’albergo invasa dai suoni della città. Pirri utilizza questa registrazione come punto di partenza per riflettere sulla permeabilità tra immagine e suono, sulla casualità delle interazioni tra gli elementi e sulla possibilità di “dipingere con il video”. Le riprese di una sua installazione realizzata all’Università vengono frammentate, ricomposte, sottoposte a zoom e variazioni di fuoco sino a diventare irriconoscibili: il video accentua la trasformazione delle immagini, ne esalta il valore acustico e fa della metamorfosi il principio generativo dell’opera.

Tra le altre produzioni del CRT figurano Il dialogo delle due rose (1985), View Open Studio (1985) e Senza titolo (1986) di Alfredo Pirri; Tocchi di tinta (1990) di Matilde Tortora; Pitture numerabili (1986), Lieve il tempo (1986), Memoria delle cose (1987), Materia rivelata e dei lembi pitagorici (1988) di Salvatore Anelli e Franco Flaccavento.

Il CRT prende parte anche all’organizzazione di rassegne internazionali come Audiobox (1984-85), dedicata alla sperimentazione sonora e alla radio come strumento creativo capace di abbattere i confini fra informazione e intrattenimento, fra alto e basso, fra gioco e progetto. Parallelamente, collabora con realtà locali come il Centro R.A.T., dando vita a un intreccio virtuoso fra università, territorio e ricerca artistica.

Focus 2 – Marcello Walter Bruno e la “periferia sperimentale”


Quando fra gli anni Settanta e Ottanta la RAI avvia un processo di decentramento, anche la sede di RAI3 a Cosenza, situata al tempo in via Montesanto 25, diventa terreno fertile per la sperimentazione audiovisiva. Qui si forma una nuova generazione di programmistə e registə, tra cui Marcello Walter Bruno (MWB), che porta con sé l’influenza degli studi al DAMS di Bologna e del pensiero di Umberto Eco.

Bruno ribalta l’idea tradizionale della televisione come semplice strumento divulgativo: i suoi Speciali TV sono opere ibride che manipolano il segnale elettronico con viraggi cromatici, sgranature, distorsioni e sovrapposizioni, trasformando il “difetto tecnico” in cifra estetica. Il video diventa per lui un’opera aperta, pronta ad accogliere l’imprevisto, a cortocircuitare linguaggi diversi e, nel farlo, a raccontare l’arte e il territorio, inteso non solo come spazio geografico, ma come prospettiva estetica e critica; come margine da cui osservare il mondo, rovesciando vecchie gerarchie culturali e portando la sperimentazione “ai margini” direttamente nel cuore della TV pubblica.

Così MWB fa andare in onda in prima serata, subito dopo il TG3, la periferia sperimentale: quell’arte contemporanea non ancora storicizzata, rimasta a lungo fuori dai tubi catodici.

Porta nelle case – convinto com’è che la cultura debba essere libera e gratuita, da diffondere senza sovrastrutture e (im)pegni – azioni, performance, parabole artistiche, segni tracciati su pellicole e immagini elettroniche accompagnate dalle musiche di Laurie Anderson, Peter Gabriel, David Byrne e Brian Eno. Trasmette estetiche e filosofie postmoderne fondendo tradizione e innovazione, alto e basso, divulgazione e sperimentazione.

L’animale dipinto (1987)

Fra la decina di Speciali firmati da MWB negli anni Ottanta compaiono: la Periferia Sperimentale (1986), con e su Alfredo Granata, Marusca Zangaro e Giulio Telarico: Territori di Caccia (1985) con e su Francomà; La nuova onda (1985) con e su Alfredo Pirri, che negli stessi anni lavora occasionalmente per la sede regionale della RAI realizzando titoli e cartelli per le trasmissioni; L’estetica dello Scarto (1985) con e su Gino Urso; L’animale dipinto (1987) con e su Luigi Magli; Enea: il dandy elettronico, sullo spettacolo di Krypton con Giancarlo Cauteruccio e Alfredo Pirri (1983).